Adiva chiuso? Adiva dice No!


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Dopo le molte visualizzazioni dell’ articolo “Adiva coperto? Si può” ora vi riporto cosa dice Adiva in merito oltre alle proprie considerazioni sul futuro delle biposto in tandem.

DA adiva@adiva.it INFO ADIVA “da tantissimi anni Adiva investe in quel tipo di mobilità ma purtroppo ad oggi un tipo di veicolo chiuso come quello da lei indicato risulterebbe troppo costoso e quindi con un pubblico potenziale molto limitato.
Le foto che appaiono sul suo blog si riferiscono a chiusure artigianali realizzate a Napoli dei veicoli da noi prodotti. Sconsigliamo assolutamente di adottare quelle soluzioni perché pericolose in termini di stabilità del veicolo, limitano la visuale e sono contrarie alle norme omologative.
La soluzione nelle foto non è una soluzione, è pericolosa e rende il veicolo instabile. A parte che il veicolo non potrebbe circolare, comunque il proprietario lo trasforma a suo rischio e pericolo. Ovviamente un’azienda non può assumersi questo rischio verso i suoi Clienti
Il veicolo chiuso stabile e funzionante esiste e non è solo Adiva ad averlo tra i suoi prototipi. Difficilmente lo vedrà sul mercato perché gli aspetti commerciali non lo rendono conveniente.
Adiva ogni anno esegue due ricerche di mercato su vari argomenti. Il tema -quanta protezione e fino a che prezzo- è uno dei più dibattuti. “

Se ne parla anche su facebook:

  • Adiva ASSOLUTAMENTE SCONSIGLIATO! molto pericoloso
  • -Utente1- Ok…Ma perchè non cercate una soluzione non pericolosa voi direttamente? Penso sarebbero in molti a volere uno scooter chiuso…
  • Adiva E’ VERO CHE SONO IN PARECCHI (NON MOLTISSIMI) A VOLERLO, MA COMPLETAMENTE CHIUSO COSTEREBBE UNA SOMMA CHE POCHISSIMI SAREBBERO DISPOSTI A SPENDERE. PER TANTI ANNI ABBIAMO SPERIMENTATO SOLUZIONI CHIUSE SENZA RISULTATI SODDISFACENTI
  • -Utente2– la soluzione non pericolosa e gia stata inventata si chiama automobile  gia adiva con questo modulo ha fatto fare un deciso passo avanti nella protezione, di piu lo vedo francamente difficile da fare se non costruendo dei carozzoni tipo APECAR, con i quali perdi poi i benefici del due ruote. 
  • -Utente1– mah..personalmente non riesco a capire il senso di uno scooter solo coperto. Freddo e pioggia entrano lo stesso..una volta fatto il tetto tanto vale chiuderlo tutto! In ogni caso, Claudio le consiglio di informarsi meglio perchè tali veicoli esistono e ce ne sono x tutti i gusti..e poco hanno a che fare con l’apecar…le consiglio di farsi un giro su https://ecomobilityidea.wordpress.com/ … 

Analizziamo dunque quanto scritto:
1. Adiva dice di avere il proprio prototipo, se me lo facesse vedere e provare e lo vendesse per 10 mila euro magari lo comprerei, ma forse non lo può omologare. E ci fermiamo per questo ? (ammesso che ce l’ abbia veramente)
2. Riguardo la ricerca di mercato e ai “NON MOLTISSIMI” a volere una soluzione chiusa direi che questo blog, questo piccolo blog è la prova che non sono così pochi e forse il problema è che la gente non pensa che possano esistere questo tipo di soluzioni. Se nessuno le propone! Anzi qualcuno pensa che la soluzione sia l’ auto o l’ ApeCar!
3. Riguardo appunto a questa concezione che lo scooter chiuso non serve perché c’ è già  l’ auto e che uno scooter chiuso non può essere agile come uno scooter, c’ è da capire che uno scooter chiuso occupa la stessa carreggiata di uno scooter tradizionale, può curvare/”piegare” come uno scooter (C1-Lit-Motors, Tilter) e pesa meno della metà di un auto pertanto senza particolare innovazione può consumare meno della metà dell’ auto. In realtà intasate come India, Turchia o qualsiasi metropoli del mondo occupare metà spazio per muovere le stesse persone mi sembra un’ idea ovvia da proporre al futuro anzi al presente, come appunto consumare meno della metà per i nostri spostamenti singoli o in coppia! Forse è ovvio solo per me, ma mi rendo conto di essere un precursore nel campo delle biposto in tandem chiuse, ma intanto le viste al blog aumentano di settimana in settimana.. Se come dice Adiva tutti hanno il proprio prototipo di scooter chiuso farebbero bene a venderlo.
Non vedo una gran innovazione in un tettuccio, purtroppo è vero, C1-Lit-Motors, Tilter, eccetera sono ancora prototipi con proiezione di vendita ben oltre i 10 mila euro, ma siamo nel 2014, ma che difficoltà ci saranno mai a fare una biposto in tandem chiusa da meno di 10 mila euro?
Omologazione?
Poca voglia degli ingegneri ? (Scusate la provocazione)
I petrolieri che non vogliono che consumiamo meno della metà?
Mi basterebbe anche un K-Way-Motus
Scrivete la vostra! E’ il 2014, è ora di cambiare marcia !

22 pensieri su “Adiva chiuso? Adiva dice No!

  1. E’ commovente quanto Adiva si preoccupi che l’utente medio non possa permettersi un tipo chiuso di questi veicoli… invece la Volkswagen con la XL1 non ha evidentemente avuto di queste remore… Per un verso o per altro la minestra è sempre la stessa, nessuno mette in produzione una proposta realistica di questo genere. BASTA. Ora la parola d’ordine è: BOICOTTARE. La Volkswagen, nella sua accezione originaria “Auto del popolo”, dà un bello schiaffone al popolo col prezzo della sua XL1? Non si compra più Volkswagen. I geniali ingegneri ed esperti di marketing di Adiva hanno deciso che questo veicolo non è fattibile, troppo chiusi nei loro studi di design e statistica per calarsi nella realtà quotidiana? Non si compra più Adiva. Nessuna casa automobilistica mette in produzione una proposta di questo genere, qualsiasi sia il motivo, inerzia, paura del nuovo, incompetenza, margini di guadagno troppo risicati, collusione con i petrolieri? Non si comprano più auto. O almeno, non si comprano più auto nuove. Io non compro più auto nuove da un decennio, ma continuo a comprare auto usate di piccola taglia. E anche se volessi comprare un’auto piccola nuova, non lo potrei fare. Auto nuove piccole non ne esistono più. La nuova Mini è larga un metro e settantaquattro. Che vergogna. Sono rimaste solo le microcar. Con la scusa di motorizzare il figlio minore, ho appena preso un quadriciclo leggero usato ad un prezzo stratosfericamente inferiore a quello da furto con scasso del modello nuovo, diciamo un prezzo giusto per quello che offre. Per quanto sia un “catenaccio” tutto plastica e motozappa e non possa andare in tangenziale o autostrada, nel traffico e nel parcheggio è fantastica. Se ci fossero auto vere e proprie – anche come qualità costruttiva – di quelle dimensioni avremmo svoltato, e dire che è ben più larga di una vecchia Mini. Ma è già qualcosa, peccato solo che l’assicurazione non riconosca la classe bonus-malus dell’auto su un veicolo di categoria differente. Per ovviare a quell’altro costo da furto con scasso purtroppo non ci ho potuto fare niente, ma ne è valsa la pena. Ecomobility, che ne diresti di dedicare qualche topic alle microcar? E magari di inventariarle? Io stesso, che mi ritengo piuttosto esperto di piccole auto, in occasione della ricerca fatta prima di acquistare la microcar, mi sono reso conto di non conoscere appieno la miriade di marche e di modelli esistenti o esistiti in un recente passato. E non sembra che esistano siti o pubblicazioni esaustivi al riguardo. E’ da tempo che accarezzavo l’idea di possedere una microcar, e ricordo che anni fa avevo trovato una rivista specializzata con un listino interamente dedicato, ma pubblicò un fascicolo isolato. Anche se le attuali microcar sono ben più larghe del veicolo ideale, quanto meno esistono. Altrimenti c’è da deprimersi o andare in paranoia.

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    • Ciao Giuseppe, le nostre idee sono sempre molto vicine. Sul fatto di boicottare l’ acquisto di nuove auto direi che hai perfettamente ragione, purtroppo siamo ancora pochi a pensarla in un certo modo, ma un po è come il prezzo della benzina, basterebbe fermarsi sempre al distributore più basso dei nostri dintorni e tutti forse si adeguerebbero a quel prezzo e invece c’è ancora gente che non guarda così assiduamente il prezzo della benzina, si vede che gli piace spendere.
      Sull’ inventariare le micro-car esistenti forse è un po troppo impegno, al momento sono solo e in realtà vorrei focalizzarmi esclusivamente sull’ importanza delle biposto in tandem larghe meno di un metro, quindi non vorrei apportare altri argomenti al blog perché perderebbe il filo per cui è nato.
      Purtroppo è vero che al momento non ne esistono di vere, ma il blog è nato proprio per questo; spero di non andare in paranoia!
      Cerchiamo di invitare, invogliare più gente possibile al blog e vediamo fra qualche mese cosa succede.
      Se fossimo 1000 o 2000 persone tutte d’ accordo di mettere 10 mila euro a testa potremmo farcelo da soli il Veciolo Ideale ed essere noi una lobbi, purtroppo siamo ancora pochi e forse pochi disposti a mettere sul piatto 10 mila euro, ma non così pochi come intende Adiva.

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  2. L’altro ieri ho chiesto alla Adiva quando sarà commercializzato il loro nuovo AD3.
    Mi hanno risposto che lo sarà al più presto ed al prezzo di 6990 Euro.
    Ovviamente a quel prezzo non comprerò mai un mezzo che comunque non mi protegge nè dalIa pioggia nè dal freddo. Tanto vale prendere uno Xinling XY150ZK che costa molto ma molto meno (e speriamo che arrivi presto anche in Italia).

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  3. Sarei proprio curioso di chiedere al proprietario di quell’ Adiva chiuso quanto gli è costata la modifica (che tra l’altro mi sembra abbastanza funzionale e ben fatta) e quali “gravi pericoli”, secondo lui, si possono correre con tale protezione.
    Così da poter rispondere per le rime alla Adiva circa i rischi ed i costi “proibitivi” da loro paventati.

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      • Si appunto non credo che chiudere un Adiva comporti chissà quali rischi ulteriori per la sicurezza. Anzi credo che chiuderlo potrebbe essere un vantaggio per l’aerodinamica. Se leggete bene anche nel resto della conversazione in facebook anche chi utilizza Adiva da più di 10 anni ammette che in autostrada e in condizioni di vento e pioggia la stabilità ne risente parecchio.

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  4. Non so come postare delle foto. Comunque, mentre noi parliamo di Adiva aperto o chiuso e saremmo pronti a pagarlo chissà quanto se avesse un tettuccio da mezzo metro quadro con due misere porticine, oppure ci disperiamo perchè forse non avremo mai la “gioa” di sborsare 10.000 Euro per uno Zagato Volpe … guardate i cinesi cosa vendono per meno di 2.000 $ :

    http://www.cart100.com/Product/18900217292/Fully_enclosed_electric_tricycle_electri/

    e cosa vendono per meno di 3.000 $ :

    http://www.cart100.com/Product/20151882366/Latest_four-door%2C_four_electric_cars_dri/

    E sono dollari, non euro !!! Non ho parole !!!

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  5. Non credo siano già in Europa. Nei due link che ho postato vi suggerisco di andare a guardare le numerose foto sotto la sezione Description che è a destra di Specifications.

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  6. Dopo aver visto cosa si potrebbe avere e con quali costi, mi permetterei di suggerire ironicamente di cambiare il titolo di questo articolo da
    ” Adiva chiuso? Adiva dice no ! ”
    ad
    ” Adiva hai chiuso? Noi diciamo si ! “

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  7. sono circa 20 anni che lavoro in aziende di auto, sono stato 12 anni in Renault Sport, conosco il progetto Adiva dato che lo abbiamo commercializzato con il marchio Renault per tre anni. Il discorso è molto più complesso di quanto i non addetti ai lavori possano immaginare. Quanto qui riportate come scritto da Adiva è un sunto che esemplifica (forse troppo) una realtà molto complessa. Se Adiva scrive che la soluzione è pericolosa c’è da crederci: in Renault nel 2000 abbiamo chiesto ad Adiva di eliminare le portiere (il primo Adiva aveva le portiere) proprio perché rendevano il veicolo instabile.
    Tecnicamente il veicolo che sognate è fattibile ma lo scoglio principale è la questione dei costi: comparare con i nostri veicoli quelli Cinesi o Indiani lo può fare solo chi non sa come è fatto un veicolo. Renault, MB, Bmw, Piaggio (parlo di aziende in cui o con cui ho lavorato) hanno sale prototipi e progetti in corso validi per la mobilità urbana ma che non vedranno mai il mercato perché servono solo per ricercare e sperimentare avendo costi di produzione esagerati rispetto ai numeri possibili di vendita.
    I flop del Twizy o del C1 ne sono un esempio: Adiva è l’unico prodotto che resiste da 14 anni perché hanno trovato un buon compromesso tra lo scooter e l’auto che tutto sommato protegge, anche se rimane un prodotto molto di nicchia che vende al 70% in asia.
    Non sono tutti stupidi o in mala fede, le cose vanno analizzate e ben conosciute per poterle giudicare.

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    • Molto bene, ottimo commento e in un certo modo forse anche incoraggiante. Qui probabilmente è stato in parte inconsciamente semplificato il discorso perché la voglia del “Veicolo Ideale” è tanta e in parte volutamente semplificato proprio per accelerare questa voglia. Per quanto riguarda Adiva, è chiaro che se Adiva scrive che la soluzione è pericolosa è sicuro che è pericolosa, il discorso è che siamo nel 2014 e ci aspettavamo qualcosa di più.
      Senza voler polemizzare, ma anzi volendo approfondire, alcune obiezioni che un non adetto ai lavori potrebbe fare:
      – Ma quanto costa aggiungere 2 portiere? E’ chiaro il discorso dell’ instabilità, ma cosa manca per superarlo? E’come se non esistessero nemmeno le auto tradizionali e quindi sono i primi vecoli che affrontano il test della stabilità. Un/a V.o.l.p.e. car non è una soluzione ? E’ sparito solo perché si sono accorti che aveva troppi problemi di stabilità o costi o per cosa ?
      Il Colibri non è una soluzione?
      Grazie a tutti per una piacevole discussione

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      • Interessante, un commento da un addetto ai lavori. Occasione preziosa per uno scambio di idee tra produttore e consumatore. Premetto che io sono per i due posti in tandem, ma a quattro ruote e con carrozzeria non basculante, e che qualcosina di auto ci capisco anche dal punto di vista costruttivo e progettuale, dato che attualmente tengo un parco di 10 macchine di taglia medio-piccola e di tutte le epoche, di cui curo personalmente il restauro e la manutenzione, oltre ad usarle quotidianamente in uno dei traffici più caotici del mondo. Sì, d’accordo, lo faccio per hobby e non per professione, ma questo potrebbe essere anche un pregio, perché mi consente di metterci tutta quella passione e quella “cavillosità” che forse mi mancherebbero se fossi obbligato a farlo per lavoro. Analizzerei subito il problema del flop di Twizy e C1. Per la Twizy a mio parere i motivi sono tre: motore elettrico, omologazione come quadriclo ed un’impostazione né carne né pesce, che finisce per sommare solo i difetti dell’auto e dello scooter senza avere i pregi né dell’una né dell’altro. Lì il prezzo c’entra relativamente perché è abbastanza abbordabile, anche se poi tocca pagare il pizzo mensile per le batterie e la cosa può dare oltremodo fastidio. Col motore a scoppio, l’omologazione da auto vera e propria ed una carrozzeria come si deve sarebbe tutt’altra musica, certe scelte sembrano fatte apposta per tarparne il successo su larga scala, quasi ad evitare di dare commercialmente fastidio a modelli tradizionali di fascia di prezzo e consumi superiori. Per il C1 è un po’ diverso, quello è nato proprio come un controsenso. Racconto solo ciò che è accaduto ad un mio collega che ne aveva uno. Un giorno, quasi da fermo, venne appena toccato di lato da un’auto con lo spigolo di un paraurti. Perse l’equilibrio e franò rovinosamente a terra con tutto l’accrocco, dato che vi era avvinghiato con la doppia cintura di sicurezza. Per fortuna, contrariamente a quanto gli avrebbe dettato l’istinto, ebbe la presenza di spirito di tirar dentro le gambe, evitando così di farsene fratturare una dal bordo della pedana di quell’affare. Il giorno dopo lo vendette e, dato che non voleva rinunciare ad un mezzo di piccolo ingombro, passò ad una Smart prima serie. Poiché era già famigerata per i suoi problemi di stabilità, se la fece Brabus. Dopo che gli ebbe abbondantemente rotto la schiena, dette via anche quella e si rassegnò ad un’auto tradizionale. Io credo che chi progetta e produce auto dovrebbe avere un rapporto più stretto con chi le utilizza e far tesoro dei suoi feedback. Io ho avuto esperienze devastanti con alcune auto “nonsense”: le mie pacate rimostranze, sempre costruttive e mai polemiche, sono cadute sistematicamente nel vuoto. Qui nessuno vuol fare ragionamenti paranoidi, ma se chi immette sul mercato certe auto se ne sbatte di quello che pensa chi ha la sventura di acquistarle, certe scelte produttive e commerciali continueranno ad risultare talmente senza senso da sembrare tali a bella posta. Personalmente, stufo di fare da collaudatore ad auto nuove insoddisfacenti, approssimative e sistematicamente involuzioni progettuali di modelli precedenti, per di più pagandole a caro prezzo, da diversi anni ho adottato la strategia – sicuramente discutibile – di comprare solo auto vecchie, ma che per l’epoca dicevano qualcosa di veramente nuovo, erano qualcosa di davvero evoluto tanto da reggere tuttora, e vincere, il confronto con le auto attuali. Potrei rimbambirvi con i miei confronti, tutti a favore dei modelli vecchi, tra Punto prima serie e Grande Punto, Meriva prima serie e Meriva seconda serie, 500/126/Cinquecento/Seicento anni ’90 da un lato e New 500 dall’altro, Autobianchi A112 e Lancia Y, Mini Rover e Mini BMW, Daewoo Matiz e Chevrolet Spark, VW Lupo e Fox/Up, Innocenti 3 Cilindri e… il nulla successivo. Le auto vecchie sono statisticamente meno affidabili di quelle nuove, ma si è molto più disposti a tollerare di rimanere per strada con un’auto vecchia che con un’auto fresca di concessionario, e la seconda evenienza mi è capitata abbastanza spesso da lasciarmi il segno. I difetti e le incongruenze progettuali e costruttive di un’auto vecchia mi mettono tenerezza e simpatia, quelli di un’auto nuova me la fanno maledire per il suo intero arco di vita. E se avessi i mezzi finanziari, comprerei il progetto della “vecchia” Bertone Slim del 2000, che è finita al Museo Biscaretti di Ruffia praticamente bella e pronta per la produzione (ne possiedo brochures e cartelle stampa) senza aver mai fatto il più pallido tentativo di immetterla sul mercato, e l’industrializzerei. Così mi leverei finalmente la curiosità di capire se potrebbe essere considerata meno conveniente e più pericolosa di un’odierna Smart. O una scelta commerciale più azzardata di una Twizy. Ed anche la curiosità di sperimentare se c’è davvero qualcuno che fa barricate all’omologazione di modelli troppo innovativi da turbare l’establishment automobilistico e petrolifero.

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    • Finalmente vedo con immenso piacere che anche ecomobilityidea si fa notare anche da qualche addetto ai lavori.
      Ovvio che se Adiva afferma che una versione chiusa è pericolosa c’è da crederci. Non ammetto di sentirmi dire però che non ci possano essere altre soluzioni! Certo è che se si sta cercando un modello coperto o chiuso e questo presenta dei problemi di stabilità , aerodinamica e quant’altro(e ad ogni modo mi sembra di aver capito che ad esempio in autostrada o con forte vento nemmeno l’Adiva attuale dia ugualmente una gran sicurezza alla guida) deve esser compito e onere degli ingegneri che l’hanno progettata riuscire a proporre un modello stabile e sicuro.Troppo facile arginare il problema togliendo le porte..a togliere due porte x fare in modo che stia in piedi son capace anch’io e senza nessuna competenza. Evidentemente i problemi di Adiva sono altri…ma come già detto non spetta a noi risolverli……Per quanto riguarda i costi, mi sembra una scusa. Non credo sinceramente che 2 porte o una qualsiasi tipo di chiusura possano incidere così drasticamente sul prezzo. Adiva potrebbe proporre un modello alternativo chiuso(magari anche elettrico) ovviamente ad un prezzo più alto andando ad accaparrarsi un altra fetta di mercato essendo già conosciuta nel settore (e soprattutto in Asia). L’Asia infatti è uno dei mercati di più interessanti del momento in tema la mobilità soprattutto per quanto riguarda la sostenibilità. Io, un pensierino fossi in loro lo farei…

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